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SILENT SEAS (serie Classic EM vol. 5) |
Ho composto e registrato questo album in sole due settimane dopo oltre due mesi di "assenza" di musica. In quei mesi molte cose stavano succedendo dentro di me, eppure ogni volta che mi sedevo davanti agli strumenti per registrare qualcosa per i miei vari progetti musicali non usciva nulla. Ad un certo punto, semplicemente smisi di provarci. Poi finalmente mi resi conto che quello che dovevo far diventare musica erano quei vasti e silenziosi mari di sensazioni che mi portavo dentro in quel periodo, null'altro sarebbe stata la cosa giusta o espresso le mie vere emozioni. Quando compresi questo, l'album che avete nelle mani uscì spontaneo e senza esitazioni. Le onde silenziose erano finalmente diventate suono. Autoprodotto |
| SILENT
SEAS Ci sono volute due settimane per scrivere Silent Seas. Incapace di scrivere una sigola nota per due mesi, Mac si rese conto che l’immenso vuoto che lo sopraffaceva era in realtà una quantità di emozioni nascoste che poteva provare ad esplorare e tradurre in musica. Iniziò così a scivere un’opera dove il vuoto prendeva forma su sequenze, melodie, e buona musica Berlin School così vicina alle plasmanti e romantiche radici degli anni ’70. Bellissimi strati spettrali originano una struttura fluttuante e Silent Seas si apre su di un vortice sequenziale né troppo leggero, né troppo pesante. Una sequenza che ondula tonicamente, nell’ombra di costantei strati sintetizzati che anneriscono un malinconico romanticismo. Un’altra sequenza, questa volta nervosa, riorganizza una struttura ritmica soffocata in un ambiente rumoroso come ad esempio i Redshift potrebbero far esplodere. From Afar dispiega tutta la nostalgia contenuta in Mac con un superbo pezzo dove le belle note volano come fiocchi di neve in un universo statico e metallico. E’ un brano breve e bellissimo e precede lo stupefacente Square Zero ed il suo universo analogico spaziale. Un lento valzer cosmico che ondeggia su un movimento privato di vita ritmica e che una sequenza a spirale attua con un movimento che si muove a zigzag in una galassia vicina a casa. Lo spazio inerte riprende il suo posto per un breve periodo, prima che una sequenza decisa curvi un ritmo aggressivo ed ondulante. Un ritmo cosmico su sequenze ed effetti analogici anni ’70, che circondano solo di synth mescolati in questa favola cosmica. Bellissimo revival della Scuola di Berlino. Un po’ come suggerito dal titolo, Drained è lento e si muove sulla marea di un corridoio di pulsazioni, senza vita e senza armonia. Prima che una sequenza a spirale e multipli starti di synth rendano il movimento iridescente. Unknown fa vacillare l’equilibrio con una sequenza a guscio di lumaca e minacciosi anelli di note i cui echi sono confusi in un synth penetrante, vicino a spaventosi stridori. Wishing it to Go Away afferra questo universo da incubo con un movimento atonico e malinconico, su di un synth con armonie deserte. Like an African Desert rinfresca le atmosfere con un tempo tribale. Le percussioni si animano attraverso un synth che respira una nebbia metallica con costante risonanza. Il movimento si intensifica con una struttura che si riempie progressivamente, avvolta in un’intensa opacità musicale da synth e sequencer. Bellissimi anelli di sequenze pulsano cangianti con riverberi ipnotici per far uscire Outside of Myself dal suo guscio. Il movimento è lento e si culla nell’ombra di un Mellotron al suono di respiri di flauti e cori, condannati da un’atmosfera soffocante nonostante la presenza di bellissimi e dolci synth. Una bella traccia, con pulsazioni ipnotiche, e che descrive bene l’ambiguo universo di Silent Seas. Un’opera bellissima, lacerata da demoni interiori che corteggiano una soffice somma di felicità. Sylvain Lupari (Phaedream) per Guts Of Darkness: The French Magazine of Dark & Experimental Music. Cliccate QUI per visitare il sito |
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